Ah, il Palio di Asti. Quella festa che, a quanto pare, ho visitato all’età in cui le uniche cose che mi interessavano erano le figurine e il gelato al cioccolato. La memoria è un’arma a doppio taglio: da un lato ti fa dimenticare le figure barbine, dall’altro ti priva di ricordi preziosi. Fortunatamente, c’è sempre una mamma pronta a riempire i vuoti con aneddoti semi-leggendari. “I tuoi nonni tifavano Rione San Secondo”, mi ha detto. Ora, non so se questa sia una verità storica o una licenza poetica per non farmi sentire un outsider, ma ci credo. Dopotutto, a quei tempi Asti era un’altra città. Niente selfie, niente TikTok, solo puro, inalterato tifo. Nostalgia canaglia! 🥲
Tornare al Palio alla mia età, è come un viaggio nel tempo, ma con una consapevolezza diversa. Non più solo un bambino che cerca un gelato, ma un adulto che cerca l’anima della festa. E l’ho trovata. Non c’è la frenesia esasperata di altre manifestazioni simili. Qui si respira un’aria di sana competizione, di partecipazione e, soprattutto, di grande fervore. Si vedono i giovani, quelli che di solito sono incollati agli smartphone, vestiti in abiti storici, impegnati a sventolare bandiere e a urlare per i loro colori. Un vero miracolo! 🤩 Per un attimo, la vita frenetica e digitale scompare, sostituita da 750 anni di tradizione. È un po’ come se il passato si prendesse una pausa dal futuro, e diciamocelo, ne avevamo tutti bisogno.
E parlando di tradizione e innovazione, non si può non menzionare lo spettacolo mozzafiato degli sbandieratori! Quei ragazzi (e ora, finalmente, anche le ragazze! 👏) che lanciano, volteggiano e riprendono le bandiere con una precisione e una grazia che sembrano sfidare la gravità. Un vero balletto medievale a ritmo di tamburi, che ti tiene incollato con il naso all’insù. Un applauso speciale va alle due giovani donne che hanno dimostrando che l’eleganza e la forza non hanno sesso. Un segnale bellissimo di come il Palio sappia evolversi pur rimanendo fedele a sé stesso. Brave! 💃🚩
E alla fine, il gran finale, un’esplosione di adrenalina. Tutti gli occhi puntati sui cavalli, sulle loro movenze, sui fantini che si giocano tutto. E la vittoria, che colpo di scena! 🏆 Borgo Don Bosco si porta a casa il Palio, grazie a un cavallo che sembrava uscito da un film, un certo Anacleto. Anacleto! Nome che più ironico non si può per un cavallo vincitore. Mi immagino la sua cartella clinica dopo la corsa: “Anacleto, 1° posto. Diagnosi: un po’ affaticato, ma super cool”. Chissà se ha festeggiato con una carota, un bicchiere di spumante d’Asti o semplicemente con una dormita da re. 🥕🍾😴

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