Il Natale 2025 è ufficialmente archiviato. Se dovessimo fare un’autopsia della giornata a casa mia, il referto sarebbe chiaro: decesso per eccesso di felicità e carboidrati. I piatti, un tempo orgogliosi portatori di tradizioni culinarie, ora giacciono vuoti e spenti nel lavello, simili a reperti archeologici di una civiltà che sapeva come godersi la vita. Le bottiglie? Beh, parliamone. Il Rosso ha scortato le portate con la solennità di una guardia d’onore, mentre il Moscato ha suggellato il dolce con quel brindisi che sa sempre di “ancora un pezzetto e poi scoppio”. 🍷🎂

Accanto a me, i pilastri di questa festa: Edoardo, mio figlio, la versione migliorata di ogni mio sogno, e Mirella, mia madre, che con la sua saggezza “vecchietta” (ma solo all’anagrafe, sia chiaro!) osserva il mondo con quella calma che solo chi ha visto passare decine di Natali può permettersi e Carlo, il compagno di mia madre. ❤️

Ma ora, passato il turbine dei regali e delle abbuffate, ci scontriamo con il muro di gomma della festa più sopravvalutata del calendario gregoriano: il Capodanno. 🎆🙄

Il Capodanno è quel momento magico in cui l’umanità intera decide di autoconvincersi che cambiare un numero sul calendario equivalga a un trapianto di personalità. Ci vestiamo a festa, inseguiamo un divertimento forzato che spesso ha il sapore di un panettone dimenticato fuori dalla scatola, e partecipiamo a trenini imbarazzanti sulle note di “Maracaibo”. È una festa inutile, diciamocelo. Ma quest’anno, per me, l’inutilità lascia il posto a una sostanza molto più densa.

Sotto la superficie delle lenticchie e dei fuochi d’artificio, c’è un silenzio fertile. È tempo di valutazioni. E, per la prima volta dopo un triennio di “montagne russe” emotive (e non di quelle divertenti dei parchi a tema), il bilancio è finalmente in attivo. 📈✅

Gli ultimi tre anni sono stati una sorta di master non richiesto in “Resilienza Applicata”. Abbiamo avuto alti e bassi, certo. Ci sono stati momenti in cui la sicurezza sembrava un miraggio nel deserto e l’indipendenza un concetto astratto letto su qualche libro di filosofia. Eppure, eccomi qui. Sto riacquistando quella sicurezza perduta, quella grinta che un tempo mi caratterizzava e che pensavo fosse finita in soffitta insieme alle decorazioni. È una sensazione strana, quasi come indossare un vecchio paio di jeans preferiti e scoprire che non solo ti stanno ancora, ma ti fanno pure sembrare un figurino. Sto tornando padrone del mio tempo, delle mie scelte e, soprattutto, della mia serenità. 🧘‍♂️💪

Mentre io ricostruivo le mie fondamenta, Edoardo ha deciso di mettere le ali. Il 2025 per lui è stato l’anno della svolta. A giugno la Maturità (momento in cui noi genitori invecchiamo di colpo di dieci anni in dieci giorni) e poi il grande salto verso il suo sogno: Torino, il doppiaggio. 🎭✨

Vederlo seguire i corsi triennali nella città sabauda è un orgoglio che fatica a stare dentro al petto. Ha scelto la sua strada, quella delle voci, delle emozioni, del dare vita a personaggi altrui restando profondamente sé stesso. Sta per prendere la patente, il che significa che il mio ruolo di “Uber familiare” sta per giungere al termine. È grande. Ha fatto passi da gigante.

C’è un misto di malinconia e gioia in questo: non ha più bisogno del mio supporto costante come una volta. È diventato un uomo che sa dove andare. E questa consapevolezza, invece di svuotarmi, mi libera. Perché se lui è al sicuro nel suo futuro, io posso finalmente occuparmi del mio presente. 🦅🌅

Il 2026 segna però anche un altro inizio, più silenzioso e intimo. Se guardo indietro agli ultimi vent’anni, la lucidità del bilancio si fa tagliente: so di non essere stato il “figlio modello”, so che le mie assenze o le mie distrazioni hanno lasciato spazi vuoti. Eppure, in tutto questo tempo, mia madre è rimasta lì, in modo silenzioso, quasi invisibile ma incrollabile, è sempre stata al mio fianco, testimone paziente delle mie tempeste.

Oggi, mentre Edoardo prende il volo, sento che è arrivato il momento di invertire la rotta. Non è solo un debito di riconoscenza, è il desiderio di recuperare il tempo perduto. Lei è stata la mia rete di sicurezza quando tutto crollava; nel 2026 voglio essere io la sua ancora. Aiutarla di più, sollevarla dai pesi quotidiani e assicurarmi che la sua vecchiaia sia luminosa non è un obbligo, ma il mio modo di dirle “grazie” per non essersene mai andata. Prendersi cura delle proprie radici è l’unico modo che conosco per onorare questa mia nuova fioritura.

Caro 2025, grazie per la forza ritrovata, ma ora puoi andare. Il 2026 bussa con un’aria di sfida, ma non sono più solo. Ho al mio fianco gli amici e le amiche che ora sono pronti a brindare alla luce. 🥂👯‍♂️

ConclusioneCosa aspettarsi dal 2026?

Indipendenza Totale: Riappropriarsi di ogni spazio, fisico e mentale.

Supporto Familiare: Essere il porto sicuro per mia madre, come lei lo è stata per me.

Orgoglio Paterno: Guardare Edoardo (magari mentre guida la sua prima auto) e sapere che il lavoro è stato fatto bene.

Ironia: Continuare a ridere di questo pazzo mondo, dei Capodanni inutili e di noi stessi.

Sono pronto. Le bottiglie sono vuote, ma il cuore è pieno. Benvenuta rinascita, ti stavamo aspettando. 🌈🔥🎉

Buon 2026 a chi cade e si rialza, a chi brinda con il Moscato e a chi, finalmente, non ha più paura di ricominciare da zero! 🎆🇮🇹✨

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Sono Hunter

Se sei finito/a qui, probabilmente ti starai chiedendo chi sia questo Hunter che occupa abusivamente un pezzetto di internet. Beh, mettiti comodo/a, perché sto per svelarti alcuni segreti (non troppo segreti, dai).

Di giorno, potresti trovarmi a scrivere noiosi manuali e documenti tecnici e a partecipare a riunioni che avrebbero potuto essere un’email (sai com’è). 

Ma quando cala il sole (o anche durante la pausa pranzo, non giudicare), mi trasformo in un avido ascoltatore di musica, un cacciatore di ricette improbabili e un orgoglioso proprietario di una collezione di film che farebbe invidia a una cineteca.