
Ok, fermi tutti. Devo confessare una cosa che mi perseguita da anni: io e il cibo abbiamo una relazione tossica, e no, non nel senso instagrammabile del “sono in una relazione tossica con la pizza ๐๐๐” che si legge nelle bio. Nel senso vero. Nel senso che una parte di me sa esattamente cosa sta facendo mentre l’altra parte apre il frigo alle undici di sera come se stesse disinnescando una bomba a orologeria che si chiama “fame emotiva”.
E la cosa piรน assurda? Lo so. Lo so benissimo. Non sono qui a fingere di essere una vittima ignara circondata da complotti gastronomici. Sono l’autore, il regista e il pubblico pagante di questo film, e nonostante questo continuo a rivederlo ogni sera come se non conoscessi giร il finale. Che razza di sceneggiatore sono, se scrivo sempre lo stesso copione sapendo giร che mi farร male? ๐ฌ
Vi lascio le fasi ufficiali di questa mia personale via crucis quotidiana, giusto per dare un minimo di struttura al caos:
Fase 1 โ La luciditร . Al mattino sono un generale. Ho un piano, ho la determinazione, ho perfino le buone intenzioni scritte a caratteri cubitali nella testa. Oggi sarร diverso, mi dico. Che ottimista, il mattiniero che รจ in me.
Fase 2 โ L’erosione. Nel corso della giornata qualcosa si sgretola. Non รจ mai un evento, รจ un logorio. Come una diga che regge finchรฉ non regge piรน, e nessuno sa mai dire con precisione quale sia stata la goccia decisiva.
Fase 3 โ La resa. E poi eccomi lรฌ, di nuovo, a fare quella cosa che avevo giurato di non fare piรน. E la parte peggiore non รจ nemmeno il farlo. ร il sapere, in tempo reale, mentre lo sto facendo, che lo sto facendo. Un narratore onnisciente della propria autodistruzione, in prima persona. Che spreco di talento narrativo per una causa cosรฌ mediocre. ๐
Per anni ho scherzato su questa cosa, l’ho vestita di ironia perchรฉ era l’unico modo che conoscevo per portarla in giro senza che pesasse troppo. Ma qui viene la parte in cui smetto di fare battute, quindi se siete affezionati al Hunter sarcastico potete anche saltare la prossima parte, non mi offendo.
Il 14 settembre entrerรฒ in una struttura per una settimana. Una specie di rehab, per capire โ davvero capire, non “leggere un articolo e riprovarci da solo per la milleduesima volta” โ come si fa a spezzare questo meccanismo. Ci ho messo un tempo indecente ad ammettere che da solo non ce la faccio, e ancora di piรน a trovare il coraggio di dirlo a voce alta, qui, dove di solito faccio la parte del guerriero stanco ma indistruttibile โ๏ธ.
Non รจ una sconfitta, anche se una parte di me continua a volermela raccontare cosรฌ. ร che sono stanco. Stanco davvero, di quello stanco che non si risolve con una notte di sonno o con una battuta ben piazzata. E per una volta, invece di combattere da solo su un fronte che conosco perfino troppo bene, ho deciso di chiedere rinforzi.
Ci si vede tra due settimane, con qualche chilo di ironia in meno e, spero, qualche strumento in piรน. ๐ค

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