A Torino non si chiama fontanella. Si chiama toret, e se lo chiami fontanella un torinese ti guarda come si guarda uno che mette l’ananas sulla pizza. 🍍
Il mio toret sta in via Sospello angolo via Roccavione, a due passi dal campetto da basket della San Vincenzo de’ Paoli. Verde, alto, con la testa di toro che sporge dalla ghisa come un maggiordomo che serve acqua a chiunque, senza chiedere chi sei, da dove vieni e se hai pagato. 🐂 Sul suo curriculum non c’è scritto niente. Eppure ha lavorato un secolo di fila, senza un giorno di malattia, senza uno sciopero, senza una trattativa sindacale. Altro che noi. 🫡

Gli anni Ottanta e Novanta, a Torino, non erano una passeggiata. In giro girava con troppa inconsapevolezza, roba pesante, e perdersi era questione di un attimo: bastava una svolta sbagliata, una compagnia sbagliata, un pomeriggio sbagliato. 😶‍🌫️

Noi, però, avevamo il campetto. 🙏
Io, Fabio, Paolo e un’altra banda variabile di sciagurati giocavamo a basket fino allo sfinimento. Non “fino a cena”. Non “fino a quando ci chiama la mamma”. Fino a quando le gambe facevano sciopero e i polmoni presentavano le dimissioni. 🥵
Col freddo: mani viola, palla dura come un sasso. 🥶
Col caldo: asfalto che friggeva, magliette incollate addosso. 🥵
Con la pioggia: scarpe che facevano splash e un rimbalzo del pallone più imprevedibile di un governo italiano. ☔
E nessuno, dico nessuno, che dicesse “dai, andiamo a casa”. Che poi, diciamocelo, casa era l’ultimo posto dove volevamo stare quando c’era ancora un canestro libero. 🏠❌
E in mezzo a tutto questo, lui. Il toret.
Non ha mai chiesto un grazie. Non ha mai detto “ma non avete già bevuto abbastanza?”. Non ha mai fatto la faccia di quelli che ti guardano storto perché sei sudato come un cavallo e gli stai scroccando l’acqua. Ti piegavi, appoggiavi la bocca sul getto, e lui dava. Fredda, inesauribile, con quel retrogusto di ferro che oggi qualcuno venderebbe a 4 euro come “acqua alcalina rigenerante da fonte urbana”. 💸
Altro che borraccia termica in titanio con app incorporata. Noi avevamo un toro di ghisa e le mani a coppa. E ci bastava. 🤲
E non ha mai smesso, neanche quando noi eravamo troppo stanchi per ringraziare, troppo cotti per parlare, troppo felici per accorgercene.
Poi, un giorno, il tempo ha fatto quello che fa sempre: è passato. Senza bussare. Con la delicatezza di un camion in retromarcia. 🚚
Siamo cresciuti. Qualcuno si è spostato, qualcuno ha cambiato vita, qualcuno ha scoperto la schiena, il ginocchio e la parola “fisioterapista” 🦴e qualcuno purtroppo é morto (ciao Claudio!🙏). Il campetto, la palla, i pomeriggi infiniti: tutto è finito in quel cassetto della memoria dove le cose non perdono colore, solo rumore.
Ma lui no.
Lui è ancora lì. Un po’ scrostato, la vernice verde che si sbuccia come l’abbronzatura di fine agosto. Un po’ di ruggine qua e là, qualche scritta sul muro accanto. L’acqua scende ancora, sottile, dritta, e finisce nella sua griglia con lo stesso tintinnio di sempre. 🌿
Io, invece, ho il ginocchio che scricchiola e la capacità di recupero di un iPhone al 3%. 🔋
Ecco, qui l’ironia mi abbandona, e lo ammetto: si ferma al bordo della vaschetta. Perché quel toro verde non era solo una fontanella. Era la certezza. In anni in cui tutto poteva sbandare, c’era un posto dove giocare, degli amici con cui sudare e un getto d’acqua che non ti abbandonava mai. Tre cose semplici. Tre cose che, a ripensarci, bastavano a tenerti in piedi. 🧡
Non so se qualcuno, oggi, passando da via Sospello angolo via Roccavione, si fermi a bere. Spero di sì. Spero che qualche ragazzino, mezzo morto dopo una partita, si pieghi su quella testa di toro e pensi, senza saperlo, quello che pensavamo noi: “ah, che bello. Ora posso ricominciare.” 🏀
Fabio, Paolo, voi lo sapete!
Il toret è ancora lì. E ci aspetta. 🐂💚

E ora basta nostalgia: alzatevi dal divano, siate fieri delle vostre radici e andate a scoprire tutta la bellezza dei toret di Torino su www.ilovetoret.it! 💪 Perché i ricordi, come l’acqua, vanno condivisi: più ne dai, più ne scorre. 💦🐂

P.S. Se passate da via Sospello angolo via Roccavione, bevete un sorso anche per me. Ma senza fare quella faccia, che l’acqua è sempre stata buona. 😉💧

Una risposta a “🐂💧 Il Toret di Via Sospello — un toro di ghisa verde mi ha dato più certezze di qualsiasi adulto negli anni Ottanta e Novanta”

  1. Avatar Fabio
    Fabio

    Grazie Daniele.Tutto quanto diamo per scontato è destinato un giorno alla porta per chiedere il credito o il debito di quanto ha rappresentato e non è mai stato riconosciuto, ma questo lo sappiamo è un processo che appartiene a questa fase delle nostre vite.Toret … oltre a quello che ha raccontato per me nel nostro quartiere ce ne sono almeno altri due iconi: Corso Grosseto di fronte alla San Giuseppe Cafasso, altro campetto questa volta da calcio e sempre Via Sospello ma in fondo, parco dei giardini della Fossata, noi li chiamavamo semplicemente “campetti” anche questo tatro di interminabili giochi.

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Sono Hunter

Se sei finito/a qui, probabilmente ti starai chiedendo chi sia questo Hunter che occupa abusivamente un pezzetto di internet. Beh, mettiti comodo/a, perché sto per svelarti alcuni segreti (non troppo segreti, dai).

Di giorno, potresti trovarmi a scrivere noiosi manuali e documenti tecnici e a partecipare a riunioni che avrebbero potuto essere un’email (sai com’è).

Ma quando cala il sole (o anche durante la pausa pranzo, non giudicare), mi trasformo in un avido ascoltatore di musica, un cacciatore di ricette improbabili e un orgoglioso proprietario di una collezione di film che farebbe invidia a una cineteca.