Questo articolo lo devo a Fabio. Oggi mi ha scritto e mi ha detto: “Dovresti scriverci su un pezzo.” Quindi, se non vi piace, le lamentele vanno indirizzate a lui, grazie. 😇📩

Tutto è cominciato domenica 4 ottobre. 🎶 Concerto di Paolo alla festa al Balon di Torino, musica punk, applausi, e fin qui tutto da adulti responsabili. Poi Fabio ed io ci siamo guardati con quello sguardo che a cinquant’anni passati dovrebbe significare “andiamo a casa a dormire” e che invece significa: “Piper?” 😏

Più di venticinque anni di assenza. Venticinque. Il tempo che serve a un neonato per prendere la patente, laurearsi e chiederti perché hai ancora tutti quei dischi. 💿 Eppure, varcata la soglia, è stato come tornare a casa. Una casa con la spina della birra, certo, ma pur sempre casa. 🍻

Ai tempi nostri, io, Fabio e Paolo eravamo minorenni (dettaglio che il mio avvocato mi consiglia di non approfondire ⚖️) e il Piper era solo ed esclusivamente la piccola stanza appena entrati. Pochi metri quadri, zero spazio vitale, un’intimità con gli sconosciuti che oggi richiederebbe un contratto. 😂 Poi, nel corso degli anni e dei litri di birra consumati, nel retro, è comparso un dehor. Che è cresciuto. E cresciuto. Fino a mangiarsi l’intero cortile interno del palazzo. 🌳 Mi piace pensare di aver contribuito insieme a Fabio e Paolo, all’espansione. Non chiamatelo “consumo eccessivo”, chiamatelo investimento immobiliare in natura. 🏗️🍺

Inutile dire che per noi era il punto nevralgico: non si iniziava e non si chiudeva una serata senza passare dal Piper, da un altro Fabio. Sì, il proprietario si chiama Fabio.

Potrei dirvi che si mangia bene e che la birra è buona, e sarebbe pure vero. Ma ragazzi, in un mondo dove un’app muore in tre mesi e un ristorante “di tendenza” dura quanto un gelato a Ferragosto 🍦, un locale che festeggia 40 anni di apertura non ha bisogno di recensioni. Il traguardo parla da solo. Bravi ragazzi. 👏 Davvero. Senza ironia.

Eccoci qui, più vecchi, un po’ più stanchi, ma con una vita intera sulle spalle. E la domanda sorge spontanea: chi ha cresciuto chi? Il Piper ci ha visti crescere, è vero. Ma ci piace pensare di aver fatto crescere anche lui, con la nostra presenza giovanile, costante e idratata (diciamo così). 💧🍺 Senza di noi, probabilmente, parte di quel cortile sarebbe ancora un cortile. Un luogo triste, senza spine. 😱

Poi, tra una battuta e l’altra, a un certo punto ho smesso di ridere (solo per un attimo, giuro) e mi sono guardato intorno. Stesso tavolo, o quasi. Stesse risate, un po’ più roche. 😌 Fabio seduto lì, Paolo che anche con il pensiero c’è sempre, come se il tempo fosse un’opinione, come se ci fossimo salutati ieri sera e non venticinque anni fa. 🕰️

Ecco la cosa che nessuno ti dice quando da piccoli pensi che gli amici siano un accessorio della serata: quelli veri non scadono. Puoi sparire per anni, cambiare città, lavoro, peso e pettinatura (o assenza di), e loro sono ancora lì. Non ti chiedono dove sei stato, ti chiedono solo “cosa bevi?”. 🍺

Un’amicizia così non si compra e non si recupera su un’app. Si costruisce a colpi di serate sbagliate, cortili, chilometri a piedi e cose che non possiamo raccontare. Ed è una fortuna che, quando ti guardi indietro, ti ricorda che non hai mai fatto la strada da solo. ❤️

E mentre eravamo lì a cercare di rimettere insieme gli aneddoti del passato (operazione ad alto rischio: ognuno di noi ricorda una versione e tutte sono probabilmente vere) 🎭, ci è tornata in mente un’altra istituzione. Ancora aperta, come il Piper, dove al cibo e alla birra si univa la musica dal vivo, in una cantina improbabile. La mitica birreria Manhattan. 🎸🍻 Ma questa, amici miei, è un’altra storia. O meglio: un altro articolo. 😉

P.S. Se siete di Torino e al Piper non siete mai stati, avete due strade: ammettere che vi manca un pezzo di educazione Sabauda, oppure andarci immediatamente. Poi mi dite. 🍺 E se vi è piaciuto l’articolo, ringraziate Fabio. 😉

Lascia un commento

Sono Hunter

Se sei finito/a qui, probabilmente ti starai chiedendo chi sia questo Hunter che occupa abusivamente un pezzetto di internet. Beh, mettiti comodo/a, perché sto per svelarti alcuni segreti (non troppo segreti, dai).

Di giorno, potresti trovarmi a scrivere noiosi manuali e documenti tecnici e a partecipare a riunioni che avrebbero potuto essere un’email (sai com’è).

Ma quando cala il sole (o anche durante la pausa pranzo, non giudicare), mi trasformo in un avido ascoltatore di musica, un cacciatore di ricette improbabili e un orgoglioso proprietario di una collezione di film che farebbe invidia a una cineteca.